Gli agricoltori della piana dei Sorni trattano sui prezzi dei possibili espropri per il TAV

Sul quotidiano l’Adige del 9.1.2015 un articolo [1] della cronaca dai territori dà plausibili notizie che ci sembrano un buon motivo di riflessione.

Ne riportiamo alcuni elementi principali:

  • circa 60 agricoltori proprietari di terreni nella piana dei Sorni [2], costituiti in un “Comitato per la salvaguardia dei Sorni”, si sono trovati a Sornello il 9.1.2015 in un’assemblea riservata ai soli invitati;
  • l’opera creerebbe notevoli disagi per dieci anni ma non troverebbe l’opposizione degli agricoltori, convinti che “dinnanzi a decisioni di tale portata i cittadini sono di fatto impotenti”;
  • gli agricoltori cercherebbero perciò solo garanzie di informazione reale sul progetto e di copertura finanziaria delle spese di occupazione e di esproprio dei terreni per i cantieri (circa 20,2 ettari) e vorrebbero un chiaro cronoprogramma dei lavori per potervi adeguare le attività agricole (compresi espianti e reimpianti di colture);
  • il Comitato avrebbe preso le distanze dal movimento No TAV e dagli “ambientalisti”, che trascurerebbero “il fatto che il territorio agricolo per noi rappresenta un fonte di sostentamento”;
  • il valore tabellare di esproprio delle aree di cantiere andrebbe incrementato secondo le regole dell’incontro tra domanda e offerta (a partire da un minimo base di 45 Euro a mq.) [3];
  • il Comitato confermerebbe “completa fiducia … nell’amministrazione provinciale”.

Non ci interessa ora rispondere direttamente a questo Comitato con gli argomenti già noti sui reali impatti dei lavori delle grandi opere, sulla sorte finale dei terreni agricoli occupati dai cantieri, sulla poca lungimiranza di approcci così individualisti.

Ci interroghiamo piuttosto sui segnali che queste posizioni portano.

Nei territori investiti da progetti di grandi opere, come è il TAV per il Trentino, esistono porzioni più o meno ampie di popolazione che non vi si oppongono: per indifferenza, disinformazione, egoismo, convinzione. Non è utile in genere indugiare sugli equilibri tra chi rifiuta e chi accoglie questo genere di progetti; è però vero che - con gli esigui numeri per ora in gioco in Trentino - qui da noi un blocco di 60 agricoltori non contrari all’opera in un territorio così circoscritto non è di poco peso.

Per alcune fasce di popolazione che sono proprietarie delle aree investite da un progetto di grande opera - fasce magari poco numerose ma molto decisive dal punto di vista dei promotori - sembra esistere una complessa e contraddittoria relazione tra possibilità di opposizione percepita e convenienza economica del cedimento.

In Alto Adige e in Trentino abbiamo già visto in anni passati piccoli ma compatti blocchi di proprietari di terreni agricoli non solo accettare di buon grado ma anzi favorire e persino richiedere gli espropri: così, per esempio, quando nel 2007-2008 in certe zone inizialmente interessate a quella che poi è diventata la galleria-finestra di Mauls venivano piantati in gran fretta alberi da frutto pregiati per far salire i valori degli eventuali espropri; così nel 2008 quando le aree destinate all’abortita base militare di Mattarello a Sud di Trento vennero acquistate dai promotori e vendute volentieri dai proprietari a prezzi ben superiori a quelli di mercato.

E non è affatto scontato che si trattasse di persone o esplicitamente favorevoli o poco informate a proposito della logica e delle caratteristiche devastanti del TAV lungo l’asse del Brennero.

Per restare al Trentino di oggi, le aree libere della Valle dell’Adige interessate al progetto TAV sono soprattutto aree a destinazione boschiva e agricola-vitivinicola che conoscono frammentazione della proprietà [4], redditività non elevata [5], sostanziale assenza di giovani che rimpiazzino i lavoratori anziani ed eventualmente rilancino il settore [6].

Non è difficile capire perché può ottenere successo quella strategia flessibile dei promotori delle grandi opere che in qualche caso - imparato dalla Valle di Susa quanto sono alti i prezzi della militarizzazione dei territori - comincia ad alternare nelle aree dei cantieri buone offerte per l’acquisto dei terreni a prezzi di mercato, importanti compensazioni economiche alle collettività, pressione morbida delle forze dell’ordine e repressione dura solo se “inevitabile”. Così come non è difficile capire perché l’identità e il senso di appartenenza al territorio possono essere sacrificati  allo “stato di necessità” quando non sono sostenuti da storie e percorsi collettivi condivisi di conoscenza, di consapevolezza e di resistenza [7].

Sbaglierebbe il movimento trentino No TAV se vedesse in questi fatti solo un aspetto del gioco tra favorevoli e contrari al TAV del Brennero e non anche un motivo per riflettere sulle proprie strategie, sui conflitti che si profilano tra gruppi sociali ugualmente vittime del TAV, su consistenza e impegno dei Comitati No TAV di territorio.

 

[1] Cfr. l’Adige, 9.1.2014, Ferrovia ad alta capacità si muovo 60 agricoltori - Il Comitato per la salvaguardia dei Sorni chiede garanzie su espropri e occupazioni; leggi in allegato il solo testo dell’articolo, riportato a scopo di citazione.

[2] Immediatamente a Nord di Nave S. Felice, la pianura è interessata da una parte all’aperto di circa 1,3 km e da due aree di portale di galleria del tracciato del progetto di quadruplicamento della ferrovia del Brennero in Trentino, tratta di completamento Nord, per la quale non è stato approvato per il momento altro che uno studio di fattibilità (Delibera della Giunta della Provincia di Trento 7.11.2008, n. 2897).

[3] Su questo aspetto crediamo di chiarire un passaggio abbastanza confuso dell’articolo.

[4] Secondo i dati del Servizio Statistica della Provincia nel 2004 si trattava di pochissimo più di 2 ettari per azienda; secondo i dati derivanti dal VI censimento dell’agricoltura trentina del 2010, oggi le aziende agricole professionali della Valle dell’Adige (quelle con impegno lavorativo di almeno 300 ore annue) presentano una superficie utile inferiore in media a 5 ettari.

[5] Le cantine  sociali in Trentino sono  in grave crisi, quella di Lavis (vicinissimo alla piana dei Sorni) è un esempio. Il deprezzamento dell’uva (passata in due anni da circa 1,7 a circa 0,7 Euro al chilo) comporta anche il deprezzamento del terreno agricolo in cui si produce. Non sorprende che per qualcuno recuperare valore attraverso una vendita a prezzi sostenuti per installare cantieri possa costituire una buona via d’uscita. Il fatto che circa l'85 % della superficie coltivata a vite nella Valle dell’Adige in Trentino afferisca alle cantine sociali non sarebbe di per sé un ostacolo per le espropriazioni.

[6] Alcuni segnali di inversione di tendenza non sono ancora significativi.

[7] In alcune zone dell’alta Valle Scrivia (TAV Terzo Valico dei Giovi) i proprietari che nel 2012 si sono opposti agli espropri hanno poi in buona parte venduto nel 2013 a prezzi remunerativi fuori dalle procedure espropriative.